"Io sono un pittore, un pittore di figure e non voglio cambiare. La mia pittura è di grandi storie, di grande fantasia e di grande lavoro: questa è la mia storia e questa è la mia strada."

 

 

Fondazione GONZAGA Giovan Francesco

Viale Umbria, 53 20135 Milano  Tel. 0255195589 | 335283176

Al mio sire

 

"Quando cavalco attraverso i prati il mio cuore vagabonda nel mattino denso di brume.

Sento le peste della tua andatura nel gran silenzio verde.

Dalle froge fumiga il tuo respiro mentre la criniera ha un fremito di vento. Allento le redini e premo leggermente i tuoi fianchi e rispondi generoso col tuo splendido galoppo verso la linea perduta dell’orizzonte.

 

Guardo l’immenso cielo e fondendomi con te mi sento il padrone del mondo."

G.F. Gonzaga

 

 

 

BIOGRAFIA

CRITICA

Tratto da “ Le scelte di Sgarbi” Editoriale Giorgio Mondadori

"La sapienza di Giovan Francesco Gonzaga sta nel disegno, che è forte e deciso e che, in tutta evidenza,risale a un apprendistato giovanile, quando egli cominciò a dipingere una natura silenziosa e aliena dalla presenza umana.In tempi successivi la sua pittura si è rivolta ai cavalli e ai cavalieri, e non tanto in chiave metafisica dechirichiana, che in questo caso non è certamente anacronistico chiamare a confronto, quanto piuttosto in quella di una poetica visionaria. Qui le immagini vibrano di inquietudine, nel segno della lotta dell’uomo contro se stesso, nell’inferno di una storia che sembra ripetere sempre lo stesso dramma. Ma se il disegno preparatorio è mirabile, il colore di questo artista ha una regalità e una sensibilità che provengono da una percezione musicale della cromia, dove la tavolozza si esprime in improvvisi, in variazioni e in ritmi pulsanti.

 Gonzaga ha alle spalle una lunga carriera di artista, che porta il segno della fede in una tecnica pittorica e figurale, che ha esercitato con perizia fascinosa, e grazie alla quale egli ha maturato, nel corso degli anni, una cifra stilistica autonoma e l’immediata riconoscibilità del suo lavoro.Il suo fare artistico ha sempre la qualità, ormai rara, di saper accedere alle conclusioni figurali senza smettere la tensione creativa che lo spinge  a cercare intensità luminose. Il senso della sintesi narrativa che lo porta  a sfrondare e a completare il lavoro esaltando il gioco delle masse volumetriche e degli equilibri cromatici. La fusione dell’uomo in guerra con il cavallo che lo porta si esalta teatralmente in momenti diversi, in un impatto visivo che riconduce a idee archetipe sul rapporto che intercorre fra natura e cultura, dove l’energia vitale porta in sé inevitabilmente la pulsione alla violenza e alla morte, ma anche alla rinascita sulle rovine della distruzione.

 Pittore di area tradizionale, il suo personalissimo museo si radica nella ragione rinascimentale, per ripercorrere le tappe che conducono al neoclassicismo francese, soprattutto Delacroix, per raggiungere quel modo di comporre tutto italiano, e in qualche misura visionario e barocco, che è stato di Giorgio de Chirico e di Alberto Savinio. In questo guardare ai maestri del passato Gonzaga salvaguarda la sua vena narrativa, e la sua piena individualità. La sua vocazione non concede spazio alle accentuazioni visive retoriche, ma da maestro, quale egli è, di scene di battaglie, sa fermare al momento opportuno l’esplicitazione della forza virile per soffermarsi esclusivamente sul colore e sugli effetti luminosi. Per altro, questi ultimi infondono dolcezze impressionistiche ai suoi paesaggi, che si direbbe riflettano lo sgorgare di una poetica della natura inaspettatamente diversa da quella epica della serie dei cavalieri. Ma le più importanti composizioni di questo artista sono comunque quelle che delineano le dinamiche dei corpi in movimento, dove ogni raffigurazione rappresenta lo svolgimento compiuto di un evento. Le qualità pittoriche di Gonzaga sono il frutto di una riflessione sulla matericità del colore, e sul senso della forma visibile, che resta comunque sfuggente, in quanto è manifestazione dell’intelligenza compositiva dell’artista, e quindi non un dato oggettivo che proviene dalla registrazione del reale.Per questo, infine, questi dipinti sono anche luoghi dell’impossibile, riscontri tesi e dialettici di una realtà che non si impone solo alla percezione visiva, ma che sollecita la comprensione di una cronaca in parte leggendaria, e in parte anche troppo vicina a certi oscuri presagi del nostro presente."              V. Sgarbi

 

"L’emozione di un colore, il rosso e poi il verde, il giallo, l’azzurro."

G.F. Gonzaga

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